Naturalmente non stiamo parlando di organizzare attraverso l’informatizzazione le attività quotidianamente ricoperte dal ruolo delle donne nella società, obiettivo, speriamo, già ampiamente raggiunto, ma di mettere in grado la donna, attualmente professionalmente confinata dal sistema, di esprimersi e di poter partecipare allo sviluppo economico e sociale del Paese, raggiungendo le stesse posizioni professionali occupate, per ora, solo dall’universo maschile.
Non è retorica: da una ricerca dell’Università Bicocca di Milano emerge che la parità tra uomo e donna, ancora oggi, è lungi dall’essere raggiunta in molti ambiti. (Questi i dati - emersi dalla tavola rotonda promossa da futuro@lfemminile,
Condizione questa che relega il nostro Paese al 25° posto in Europa, presupposto assolutamente inaccettabile nell’Anno europeo delle Pari Opportunità.
Uomini e donne, inoltre, si trovano a lavorare in
aree funzionali molto differenti, naturalmente a discapito della carriera delle ultime.
Infatti mentre le rappresentanti del gentil sesso solitamente ricoprono settori come risorse umane, relazioni esterne, amministrazione, finanza e controllo gestione, tutti gli ambiti che ruotano attorno all’area della direzione generale costituiscono un terreno
prettamente maschile.
<<Secondo una ricerca della Commissione Europea, le donne, nel 2006, rappresentavano solo il 3% dei presidenti di consigli di amministrazione e degli amministratori delegati delle 1.304 maggiori aziende dell’Unione. L’Italia si situa appena al di sopra della media delle presidenti, con il 4% , e al di sotto della media delle amministratrici delegate (1%). (tratto dall’articolo “
Una ricerca sul rapporto donne e politica”)>>
La
disparità tra i generi, poi, è limpidamente rappresentata dal il
dato economico: a pari qualifica, solo il 26% delle donne guadagna più di 100 mila euro l’anno, contro il 41% degli uomini.
Sebbene i dirigenti, di entrambi i sessi, concordino nel ritenere la determinazione e le competenze tecniche fattori importanti per favorire l’avanzamento di carriera, il 34% dei manager uomini considera importante l’apertura ad effettuare orari di lavoro estesi, come se si trattasse di una particolare “abilità” tutta al maschile.
Per i dirigenti uomini infatti la maternità e le responsabilità connesse alla gestione della famiglia rappresentano gli ostacoli che maggiormente interferiscono nella progressione della carriera.
Inoltre è emerso che per l’uomo gli ostacoli derivano da caratteristiche puramente personali, le colleghe invece ritengono sia difficile conciliare le responsabilità professionali con quelle familiari.
Le donne manager registrano una maggior propensione a non avere figli o ad avere un figlio unico.
Nel mondo del lavoro le donne nubili sono il 18% contro l’8% degli uomini ancora celibi; le donne divorziate o separate sono il 10% contro il 6% degli uomini.
Questa
situazione stagnante e antica è inaccettabile per lo sviluppo del nostro paese.
Occorre la consapevolezza da parte delle aziende e delle istituzioni che l’investimento “al femminile” nelle tecnologie informatiche e nell’educazione tecnico-scientifica è la chiave per la crescita economica del nostro Paese.
Attraverso formazione informatica di grado elevato si possono indiscutibilmente creare le condizioni ottimali per l’
insediamento, il
potenziamento e la
partecipazione attiva della donna.
Si rende dunque indispensabile, per la donna lavoratrice, conoscere le opportunità tecnologiche esistenti sulla piazza al fine di dare origine ad esperienze significative sulle pari opportunità,
mirando ad una collocazione più elevata all’interno delle realtà attuali nel mercato del lavoro in Italia.